Pubblicato da: iltabe | ottobre 28, 2008

Pianti

Mai più

Accovacciato, con il capo richino, sulle ginocchia e le braccia che avvolgono le gambe ricurve.
Sì, è la posizione fetale: quella che ancora talvolta assumo; quella di cui, dicono, non abbia più bisogno. Eppure…

Mi arrivano lontane le parole di un comico: è di là, nell’altra stanza, come in milioni di altre stanze, camere da letto, salotti.
Battuta. ahah. risate finte.
Neanche lo ascolto. Eppure… tristezza.

E così: quando è stata l’ultima volta che ho pianto?
Di sicuro è passata un’estate intera. Felicità? Non credo proprio.
Aver rischiato la vita quella sera di dicembre mi ha fatto morire dentro.
Crescere maturare riflettere capire, non capire; ma soprattutto morire.
Forse dopo la morte tutto è più felice. Sono morto, ho pianto, sono rinato. E da allora neanche una lacrima.
Adesso me lo chiedo il perchè.

Perchè passato il male ho voluto sorridere. E l’ho fatto. E mi ha fatto stare bene.
Ora sto bene.
Sono stato sicuro di me per un’estate intera. Ho sorriso. Ho vissuto. Ho amato, anche. Forse per pochi istanti… e comunque col sorriso.
Ma guardando indietro ora, mi sento superficiale. So di non esserlo stato rispetto agli altri. Mai dò risposte superficiali a domande profonde.
Sono stato superficiale con me stesso: io e me non ci siamo parlati.

Il bambino Gianluca è dunque arrivato.
Lo accolgo. Assumo la posizione.
Mi agguanta, mi penetra. e fa male.
Una pioggia di ghiaccio in caduta libera incontra la mia pelle distesa, tesa.
Si arresta di colpo. Fitta intensa…
…gradualmente affievolisce.

Del resto ho passato mesi a domandarmi.
Ho fatto un bel lavoro psicofisico su di me (spirito anima corpo mente), poi l’estate è stata come una vacanza.
Ma è ottobre. Bisogna mitigare. Voglio occhi nuovi per leggermi dentro.

Già qualcosa è successo. Non lo vedo, non lo sento. Lo percepisco.
E’ qualche giorno che la penso.
Un battito d’ali in un angolo, la sù, in alto a destra.
Mi trascina la mente quasi come ci fosse un filo; quel filo già conosciuto, già scoperto.
Ma poi la farfalla non c’è, non mi ci riesco a soffermare sopra.
E allora capisco che il cuore non si ferma.
Burattinaio delle mie emozioni, non c’è volta che ti sveli!
E così Gianluca si distrae, ti pensa. Alza gli occhi in alto a destra.
E’ un istante profondo, questo; che non porta fantasie, immagini, figure, fotografie.
Il cuore tira il filo.
Poi c’è la tua essenza.
E l’istante aquista significato.
…io non lo so spiegare…

Sta sera ho la fronte a contatto con le ginocchia. Mi abbraccio.
Lo faccio con consapevolezza.
Sono vivo.

Gianluca
o6-1o-2oo8

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Responses

  1. che belle queste parole…
    penso che chiunque le legga, ascoltando persino il significato di ogni virgola, non possa fare altro che non mangiarsi il labbro inferiore pensando sempre con quegli occhi al cielo…
    …chissà se qualcuno hai mai pensato a me almeno 2 minuti in questo modo?

    Magari la mia è un’ interpretazione molto libera..ma a me piace!


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